Va detto subito. Con la recentissima pubblicazione di “Ignazio Silone e Marcel Fleischmann. Amicizia e Libertà”, l’accorta studiosa siloniana Maria Nicolai Paynter è riuscita a far piena luce su un sodalizio umano fuori del comune.
“Silone, uomo ‘contro’ e voce degli oppressi” è il titolo del denso articolo, a firma di Carlo Nordio, pubblicato recentemente in pagina nazionale del nostro giornale. Centrale, nella sua ricostruzione storico-biografica, è questa citazione del magistero etico siloniano sulla Libertà: “La libertà – scrisse – è la possibilità di dubitare, la possibilità di cercare, di sperimentare, di dire di no a qualsiasi autorità letteraria, artistica, filosofica, religiosa, sociale e anche politica”: Ed i suoi reiterati NO, come ben sappiamo, gli costarono molto cari.
La nascita di “Tempo presente” ad opera di Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte rappresenta un momento significativo della vita dello scrittore abruzzese nel contesto della vita culturale europea. Nel clima di una contrapposizione ideologica molto tesa che vedeva schierate militarmente le due grandi potenze mondiali e contrapposte due culture politiche e letterarie, la rivista rappresentò nel panorama italiano un serbatoio di idee e di analisi politico-culturali particolarmente vive.
Come onorare al meglio il 118 compleanno virtuale di Secondino Tranquilli alias Ignazio Silone nato a Pescina dei Marsi il I maggio del 1900? Tra i tanti, ramificati ed intricati sentieri del suo vissuto come rivoluzionario comunista prima (anni Venti), antifascista e socialista in esilio in Svizzera (1929-1944) e scrittore a tempo pieno dopo il clamoroso successo di Fontamara (1933)? Abbiamo scelto quello meno accidentato, ma non per questo non altrettanto valido dal punto di vista storiografico. La pubblicazione di una lettera anonima mentre era spiato dall’allora PCI (siamo agli inizi degli anni Cinquanta) e di un suo testo indirizzato ai giovani (pubblicata su “La Fiera Letteraria” alla metà degli anni Sessanta).
Forse, poche altre parole, come “avventura” (“Caso inaspettato, avvenimento singolare e straordinario”, Treccani) hanno contraddistinto il vissuto, la scrittura e le manifestazioni celebrative indette a Pescina per onorare l’altissima figura politica e creativa di Ignazio Silone. Consolidate nelle XX edizioni del Premio Internazionale che porta il suo illustre nome, le cui coordinate sono state fissate con una legge regionale ad hoc del 1995, rivista ed emendata nel mese di marzo dello scorso anno. Mentre tra qualche rigo ci intratterremo sulla stessa, ci piace ricordare il nostro amato conterraneo con questa istantanea (un po’ rubata) scattata in un albergo di Rocca di Cambio nella seconda metà degli anni Sessanta, mentre s’era messo sulle tracce documentali ed iconografiche di Celestino (a L’Aquila nella Basilica di S. Maria di Collemaggio e nella tommasiana biblioteca provinciale; a Sulmona nella cattedrale di S. Panfilo e nell’eremo di S. Onofrio).
Il 13 gennaio ricorre l’anniversario del terremoto che colpì la Marsica nel 1915. Dopo più di un secolo la memoria di quelli che allora perirono rimane, a testimonianza del dolore e delle sofferenze di allora e dello spirito di umana solidarietà che ha reso possibile la ricostruzione. I più recenti, tragici terremoti che hanno colpito L’Aquila nell’aprile del 2009 e Amatrice nell’agosto 2016, seminando morte negli epicentri e nei paesi vicini come Onna, Accumoli e Arquata, ci ricordano quanto siamo vulnerabili e quanto sia essenziale resistere alla tentazione di arrendersi.
Tempo Presente (n. 429-430 settembre-ottobre 2016)
di Antonio Gasbarrini
Rivoluzionario comunista full time negli anni Venti del secolo scorso; “artista in azione” (Richard W. B. Lewis), ma contemporaneamente socialista umanista ed europeista nel quindicennio dell’esilio svizzero (1929-1944); tra gli artefici della vigente Costituzione Repubblicana in qualità di deputato dell’Assemblea Costituente (1946-1948), Ignazio Silone continua a rappresentare uno dei più nobili protagonisti italiani ed europei di quel luttuoso trentennio contrassegnato dal sanguinario consolidamento della dittatura staliniana e trionfo di quelle fascista e nazista.
La figura di Ignazio Silone era universalmente nota, fino alla fine del secolo scorso, come quella di un antifascista che aveva sempre combattuto il regime fascista. Tale immagine, però, fu deturpata – a partire dal 1998 – dagli storici Biocca e Canali, che pubblicarono una serie di documenti rinvenuti presso l’Archivio centrale dello Stato, da cui risulterebbe che Silone, nel periodo 1919-1930, non fu un antifascista, bensì un fascista. Per di più della peggior specie, perché – all’interno dell’apparato fascista – si sarebbe dedicato alla professione di spia impegnata soprattutto nella caccia ai comunisti, riuscendo persino a fare arrestare e mandare in galera il loro leader, Antonio Gramsci.