Silone: il grano e il loglio sotto la neve. Una risposta a Dario Biocca

«Patria Letteratura» – Rivista internazionale di lingua & letteratura (16 ottobre 2014)

di Alessandro La Monica 

Dario Biocca risponde al mio articolo-resoconto su Silone ribadendo la sua posizione («Confermo, in ogni dettaglio [sic!] quanto ho già scritto») in merito alla collaborazione dello scrittore con la polizia fascista. Approfitto dell’invito garbato dello studioso per elencare i motivi di disaccordo e per proporre un passo in avanti.

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Il Dossier Silone. Copie fotografiche dei documenti dell’Archivio Centrale dello Stato

di Alberto Vacca

PREMESSA

Lo scrittore Ignazio Silone, universalmente noto come oppositore del regime fascista e come difensore delle libertà democratiche, è stato accusato dagli storici Dario Biocca e Mauro Canali di essere stato una spia fascista nel periodo 1919-1930. L’accusa è stata fondata su una serie di documenti rinvenuti presso l’Archivio centrale dello Stato (ACS), che essi hanno pubblicato a decorrere dal 1998 (1). Biocca e Canali sostengono che, nel periodo predetto, Silone si infiltrò nelle file del partito comunista, scalandone i vertici, per fornire informazioni alla polizia fascista sui suoi dirigenti e militanti.

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Zurigo per Silone 2020. A 120 anni dalla nascita

(Convegno telematico, 4-5 dicembre 2020 – Universität Zürich)

Fontamara: reportage o rappresentazione? *

di Alessandro La Monica

Partendo dal titolo di un saggio di György Lukács (Reportage oder Gestaltung, in «Linkskurve», IV, 7-8, 1932), in questo intervento ho cercato di dimostrare come la scrittura di Fontamara sia influenzata dalla precedente esperienza di giornalista e dirigente politico del suo autore.

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L’inossidabile patto d’amore tra la città di Zurigo e Ignazio Silone

Il Messaggero Abruzzo (2 dicembre 2020)

di Antonio Gasbarrini

Senza il suo intenso vissuto in Svizzera (1929-1944), da dove darà l’estremo saluto in una clinica ginevrina nel 1978, il rivoluzionario Secondino Tranquilli che lì si era rifugiato per sfuggire dalle  grinfie della dittatura fascista, non sarebbe mai diventato lo scrittore Ignazio Silone tuttora letto e riletto in ogni parte del globo.

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L’avventura d’un povero cristiano

AVVERTENZA
IL CAPOLAVORO D’IGNAZIO SILONE “L’AVVENTURA D’UN POVERO CRISTIANO” SARÀ RIPROPOSTO – IN QUESTA SEZIONE DEL SITO – NELLE SUE PAGINE INIZIALI E NELLE VARIE VERSIONI TEATRALI (TESTI, IMMAGINI, VIDEO), INSIEME ALLE PIÈCES DI ALTRI AUTORI ISPIRATI ALLA FIGURA DI CELESTINO V. IGNAZIO-PIETRO DEL MORRONE: COME NON INCONTRARLI NUOVAMENTE TRA LE PAGINE DELLA LETTERA ENCICLICA “FRATELLI TUTTI” DEL SANTO PADRE FRANCESCO SULLA FRATERNITÀ E L’AMICIZIA SOCIALE O NELLA LORO NETTA AVVERSIONE AL POTERE TEMPORALE DELLA CHIESA?

di Ignazio Silone

QUEL CHE RIMANE
INIZIO DI UNA RICERCA

L’Aquila.

In provincia i segreti hanno vita breve. Ai piedi dello scalone della biblioteca provinciale ho incontrato un amico letterato che mi ha subito interpellato ridendo: «Non vuoi mica darti al genere storico?»

I n c h e s e n s o “a t t u a l e ?”

di Ignazio Silone

La maggior parte degli spettatori che a San Miniato e all’Aquila hanno assistito alle rappresentazioni dell’Avventura d’un povero cristiano, ha dimostrato in vari modi di sentirsi parte in causa.
Vi sarebbero da approfondire i motivi di questa partecipazione, che sono probabilmente diversi o magari contrastanti, ma è una ricerca che si può rimandare alla ripresa autunnale delle rappresentazioni.

Un venticinquenne per il venerando Celestino quinto

di Valerio Zurlini

Devo premettere che non appartengo al foltissimo gruppo degli infallibili. Al contrario, le poche cose che ho realizzato sono il risultato di dubbi, ansie, incertezze, desideri di fuga, angosce. Non conservo le copie dei miei film e ben di rado li ho rivisti, e quando questo mi e capitato – l’ultima volta in un Cineclub di Algeri li ho guardati con il distacco di un estraneo, e non mi sono neanche dispiaciuti.

Il medioevo di Alberto Burri

di Leone Piccioni

Andando a trovare Alberto Burri nella sua casa-studio capannone di Grottarossa (oasi di pace finché l’incremento edilizio non porterà chiasso anche in quella zona) ho visto un giorno tre piccoli quadri: un sacco della materia che si conosce e che intervenne a far mutare il corso della ricerca pittorica dei nostri anni; una plastica rossa e rilucente, una combustione sulla plastica con quei bianchi e neri che si squarciano all’improvviso, e reciprocamente, e che sono la penultima splendida stagione pittorica di AIberto.