Secondino Tranquilli, l’uomo dei segreti

di Giulio Napoleone

Dopo tanti anni di ricerca, miei e dei tanti e diversi studiosi e cultori di Silone, sono giunto ad una conclusione: Ignazio Silone, anzi Secondino Tranquilli, era ed è ancora un uomo pieno di segreti. Il fatto che sia conosciuto nel mondo con uno pseudonimo usato per la prima volta in Spagna, nel 1923, per motivi di sicurezza, poi abbandonato alla fine degli anni 20, e poi riusato per tutta la vita da scrittore , provano una sola certezza: non una semplice licenza artistica, si trattava invece di seppellire un nome  legato ad una storia trentennale, fatta di segreti e sotterfugi.

A tale proposito c’è  una lettera, scritta nel luglio 1931, dove forse per l ultima volta si firma Tranquilli, indirizzata ai coniugi-psichiatri svizzeri Brupbacher,  due amici e medici . Psichiatri, vicini a lui anche politicamente, conosciuti in gioventù, nel suo ruolo dentro l’Internazionale Giovanile Comunista. Persone a cui  era difficile nascondere segreti, nonostante fosse stato il suo mestiere.

Compaiono così  due passaggi importanti :

“W La Libertà !”, che dà  inizio ad una confessione  sulla esclusione dal partito. L’ammissione di essersi così liberato da meccanismi e teorie, ormai troppo stretti per la sua indole, qui definita con un’ “attitudine irriverente “.

Il riferimento alla sentenza del processo del fratello, emessa qualche giorno prima, che grazie alle  conoscenza di tanti segreti,  gli permise di salvare Romolo, da una inevitabile condanna capitale. Un diverso grido di “ W La Libertà!”, che lo sgravò parzialmente dalla grande sofferenza per l ‘arresto di Romolo.

II  (Cartolina di G. Buscemi ai “Coniugi Tranquilli”, 1922, Archivio Centrale dello Stato-Trieste)

In una delle tante cartoline, un altro comunista ed informatore della questura romana, Giovanni Buscemi, amico di Secondino, scrisse nel lontano 1922, ai “Coniugi Tranquilli “,  quando stavano a Trieste.

Ma già prima, la stessa “coniuge “,Gabriella Seidenfeld (Makó, Ungheria, 28/8/1896) spedì una cartolina

da Roma, alla fine del 1921, ad una sua amica ungherese Elisa Herzl per dirle: “Io sto bene e mio marito è molto buono e simpatico ed intelligente, un bambino. Andiamo molto d’accordo”.

Si conobbero probabilmente già l’anno prima, quando Gabriella fu a Roma per due mesi, dove già si trovava la sorella più grande Barbara che, oltre a studiare, frequentava spie bolsceviche, conosceva non solo Bordiga e  Terracini, ma anche Buscemi ed era amica del deputato Bombacci.

Mentre l’altra sorella, Serena, era amica dell on. Misiano, conosciuto a Berlino, grazie al quale aveva trovato lavoro nella redazione del “Verlag”.

I “coniugi”, intanto, continuarono insieme l’attività sentimentale e sovversiva, iniziata proprio nella capitale, come da decenni conferma il Casellario Politico Centrale: “A Roma i coniugi TRANQUILLI erano in relazione col comunista G. Buscemi”.

Per poi continuare l’attività in Spagna ed in Francia, come testimonia la stessa Gabriella:

“Così ebbe inizio il  mio primo soggiorno a Parigi. (… ) Nostro compagno di tavola era Vanni Buscemi”.  Confermata da tantissimi documenti, tra cui una cartolina da Marsiglia di Dino a “Gabriella Tranquilli-Seidenfeld”: “Sono molto triste perché non sei con me. T’abbraccio e bacio. Abbraccia per me il vecio.”

Anche una nota del console generale di Marsiglia, ad agosto del 1924, descrive  come i due fossero arrivati insieme nella città e che lei dichiarava di essere a lui sposata. Confermata anche nell’ennesima informativa di aprile del 1925, dove si garantiva che Gabriella”avrebbe regolarmente sposato a Roma, il comunista Tranquilli Secondo”.

Come tante altre lettere, dispacci, ma addirittura tutta una serie di comunicazione di pagamenti a Gabriella, quando nel 1926 lavorava per l’Agit-Prop, raccolti in un fascicolo, nell’archivio del Comintern, dal titolo”moglie Tranquilli”.

Oppure una lettera che Secondino scrisse a Togliatti, nel 1930 : “Con l’aiuto coniugale, potrei seguire, sempre per la rivista, le pubblicazioni tedesche,comuniste e socialdemocratiche”.

Fino a quando Secondino in una lettera, sempre del 1930 e già pubblicata, scrisse a Gabriella:

“Anzi tutto, siamo veramente ” separati”? Non siamo più marito e moglie, ma siamo molto di più e non siamo mai stati così vicini come ora. E perché bisogna dare un etichetta convenzionale a ogni cosa? Perché bisogna chiedersi “se non siamo marito e moglie” che cosa siamo?”.

Ma forse, la prova più intima e priva di risvolti politici, la dà il fratello Romolo, che scriveva in diverse lettere a Gabriella, iniziando con “Cara cognata “ o firmandosi “ Tuo cognato “.

Fatto sta che, se ne è sempre ipotizzato qualcosa, ma come dimostra la forte avversione di Darina Laracy, moglie di Silone, a parlare di Gabriella, esisteva un segreto, da lasciare nel dimenticatoio, ma che per ragioni diverse, successe realmente e presto sarà pubblicato.

 III  (Mandato COMINTERN di Agente per l’Estero-1921, RGASPI-Mosca)

Secondino, come preferisco chiamarlo, iniziò la sua esperienza nel comunismo mondiale, a Mosca, quando nel giugno del 1921, dopo aver partecipato  al III Congresso dell’Internazionale Comunista, venne inserito nel Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista Giovanile.

In quei giorni conobbe Lenin e Trotzkij e per questo gli fu consegnato il mandato di agente bolscevico per l’estero, legandolo fermamente per diversi anni ai vertici del comunismo europeo, da cui è sempre dipeso.

La sede europea del Comintern era a Berlino, dove iniziò il suo lavoro, oltre che  di militante di primo rango, anche di spionaggio e controspionaggio. Inizialmente all’interno del movimento giovanile, e dal 1923 per quello adulto, tramite il Soccorso Operaio Internazionale.

Un lavoro che spaziava da compiti organizzativi/direzionali alla pura propaganda, dalla stampa a conferenze internazionali, ma anche di controllo verso i suoi colleghi e superiori, come la più difficile, lasciata a menti superdotate, di controspionaggio verso il nemico, il fascismo.

Come dimostra, a metà del 1922, una sua  lettera, inviata a Berlino, che ne prova il dovuto timore:”Può darsi che uccideranno anche me, può darsi che domani,quando tornerò …. Però bisogna resistere!”.

Ma per questo possedeva anche una conoscenza delle dinamiche dell’avversario, tanto che, prima di altri, e venti giorni antecedenti l’evento, spiegò che presto ci sarebbe stato un passaggio importante  nella gestione del potere in Italia.Uscì su“Il Lavoratore”di Trieste, organo di stampa del PCI, con un articolo:  “Marcia su Roma o crisi?”.

Non solo. Da Mosca si invitava ad entrare nelle fila fascista, “per conoscere tutta l’organizzazione fascista e minarne poi i propositi e l’azione al momento opportuno”.

Nel 1923, il Presidium del Comintern, sancì definitivamente, nel suo “Direttive per la lotta contro il fascismo “, il percorso da compiere :“ un’attività illegale all’interno delle organizzazioni fasciste (… )  in quei casi dove i fascisti sono già al potere o vicini all’esserlo”.

Anzi, coincidenza vuole che, proprio in quel periodo, Secondino passasse al servizio del Soccorso Operaio Internazionale, la cui missione era quella di combattere il fascismo ed aiutare chi ne aveva provato personalmente i metodi.

Inviandolo così, prima in Spagna e poi in Francia, con uno scopo ben preciso e delicato, dare una mano ai partiti locali, ma soprattutto per “ LA SORVEGLIANZA DEL MOVIMENTO FASCISTA ITALIANO ALL’ESTERO”.

Purtroppo, insieme ai rapporti di Silvestri, pseudonimo usato nella sua attività di controspionaggio trasmessi dal commissario Bellone alla Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, ve ne sono altri, come quelli di Giovanni Buscemi,  che sono stati erroneamente attribuiti a Secondino, anche se spesso si usavano a vicenda per farli arrivare a Roma.

Infatti il 13/3/23 Buscemi fu arrestato a Ventimiglia, mentre cercava di entrare in Francia e all’atto dell’arresto, disse di “ dover fare rivelazioni di indole politica” e per questo produsse un “Pro-Memoria”,con informazioni, poi consegnate alle autorità, riguardanti l’organizzazione del PCDI e della FGCI.

A giugno giunse a Berlino, dove si trovava anche Secondino, con cui ne condivise il destino e l’attività, in prima linea contro il fascismo, ma anche  come informatore delle autorità italiane, per di più negli stessi luoghi.

Quindi era il nostro Silone ad usare la polizia e non viceversa.

Passava sempre informazioni generiche, prive di conseguenze e comunque anche già note alla polizia.

Così per altri cinque anni, fino a quando non ci fu l’ulteriore conferma da parte del ministero degli Esteri, presieduto allora dallo stesso Mussolini, che su una relazione delle attività moscovite in Italia, pervenuta per vie fiduciarie  alla DGPS,si reagì in questo modo: “ Non posso quindi che esprimere il timore che l’ informatore o gli informatori in questione non siano che dei mistificatori che gabellano per informazioni segrete una mescolanza di fantasia e di notizie, almeno qui, di pubblico dominio”.

Fino a quando il 13/4/1930, da Locarno, Silvestri inviò la sua lettera di commiato a Bellone, visto che era riuscito nell‘obiettivo di salvare il fratello dalla condanna a morte, anche se non di salvarlo definitivamente e che una nuova vita gli si prospettava davanti.

Questi sono solo alcuni dei segreti di Secondino Tranquilli, ossia Ignazio Silone, che non scalfiscono in alcun modo la grandiosità letteraria, ma che certificano una verità:

NON LO CONOSCIAMO ANCORA A FONDO E QUINDI SI RISCHIA SPESSO DI MISCHIARNE I CONTESTI E DEVIARNE I GIUDIZI.
PERTANTO LO SI PUÒ AMARE COME SCRITTORE, TRALASCIANDO PERÒ I SUOI PRIMI 30 ANNI DI VITA .
OPPURE SI POSSONO CONOSCERE BENE I SUOI PRIMI 30 ANNI E CAPIRE IL MOTIVO DEI SUOI SEGRETI CHE LO HANNO SPINTO AD ABBANDONARE SECONDINO, PER DIVENTARE IL NOSTRO IGNAZIO SILONE.
IO AMO I SUOI SEGRETI, LA SUA GENIALITÀ, LA SUA GRANDE INTELLIGENZA E CAPACITÀ RIVOLUZIONARIA, DA LUI, MAI TRADITA.
AD OGNUNO IL SUO.

[TAVOLA ROTONDA “Ignazio Silone: Inno alla Libertà”– Pescina dei Marsi, 15 dicembra 2018]