“Rivoluzionario di professione” : l’agente bolscevico per l’estero

Il Messaggero Abruzzo 26 aprile 2024

di Antonio Gasbarrini

Con “Secondino  (vero nome d’Ignazio Silone ndr). Rivoluzionario di professione”, il recente libro-documento firmato dallo studioso siloniano Giulio Napoleone (Prefazione di Andrea Marrone, BookSprint Edizioni), la pervicace denigrazione etico-politica del giovane militante socialista prima e comunista poi, con ricadute negative sul valore letterario del Silone scrittore, può considerarsi archiviata una volta per tutte. Archiviata non a caso, dalle probanti carte d’archivio (si passi il gioco di parole) consultate dall’autore nell’ultimo decennio nei desecretati archivi moscoviti ed in altri ancora (europei ed italiani).

Carte che rifanno faccia, e che faccia! a quelle esibite “in primis” dagli accademici storici revisionisti Dario Biocca e Mauro Canali a partire dal 1996 per lanciare al mondo intero il loro tremendo “J’accuse!” sul Secondino spia personale del commendatore Bellone (a titolo completamente gratuito, non essendo stata trovata, dai due, alcuna ricevuta di pagamento per la collaborazione prestata). Del tutto snobbati da Napoleone, citati solo in qualche nota marginale, rafforzando così le tesi di altri storici di comprovata competenza quali Mimmo Franzinelli, Giuseppe Tamburrano e Sergio Soave (tra gli altri) o studiosi ferrati come Alberto Vacca, i quali avevano evidenziato una serie di ricostruzioni campate in aria ed “ad usum delphini” nell’attribuzione di questa o quella “opacizzata” relazione fiduciaria “di seconda mano”, nonché le loro strampalate deduzioni connesse ai continui spostamenti del rivoluzionario nelle principali città europee (Berlino, Madrid, Parigi, Mosca, Bruxelles…). All’affiatata coppia revisionista, era sfuggito ciò che altre testimonianze come quella della biografa Luce d’Eramo, avevano inquadrato correttamente lo strambo rapporto fiduciario nell’ambito della diffusa pratica doppiogiochista in essere nei partiti di sinistra nel periodo di ascesa e consolidamento della dittatura fascista. Detto in altre parole: quel rapporto personale serviva a Secondino per capire dall’interno e da fonte affidabile – riferendone poi agli organi apicali dei vari organismi sorti a sostegno dell’“esportabile” rivoluzione russa – i vari meccanismi sociali, produttivi, finanziari che ne avevano garantito l’irrefrenabile ascesa. Analisi confluite in alcuni suoi saggi pubblicati a Parigi a partire dal 1927 sulla rivista del PCd’I “Lo Stato Operaio”, ampliate poi nel volume “Der Fascismus” (in lingua tedesca, 1934), rieditato nel 2002 con la pregevole cura di Mimmo Franzinelli. Ed ecco il “Coup de théâtre”  esibito dall’autore: la scheda personale con tanto di fotografia del ventunenne pescinese, qualificato “agente bolscevico per l’estero del Comintern” (il tutto in rigorosi caratteri cirillici) con l’ovvio “imprimatur” dello stesso Lenin. Vale adesso l’urgenza di riportare i titoli dei singoli capitoli, in cui nelle incalzanti 566 pagine fitte di documenti e note, viene ricostruita la straordinaria, e per certi versi, sconosciuta levatura politica ed intellettuale del Nostro, grazie ad una rilettura critico-storiografica della sua nitida figura di militante rivoluzionario (anche nelle elaborazioni teoretiche di matrice marxista-leninista) di primissimo rango:  Prefazione  – 7 Gioventù bruciata – 9 Le Rivoluzioni – 33 Il biennio rosso (1919) – 56 Il biennio rosso (1920) – 78 Comintern .- 111 Il club ebreo-magiaro di Fiume – 172 “Gabriella Seidenfeld in Tranquilli” – 218 La marcia da Trieste a Roma – 239 L’ascesa del fascismo – 293 Agente rivoluzionario in Germania – 350 Agente rivoluzionario in Spagna – 374 Agente antifascista in Francia – 436 Uscite di sicurezza – 521 Sigle ed archivi – 559 Ringraziamenti. Seguito passo passo dall’autore, se non addirittura pedinato in alcuni passaggi epocali biografici della sua pressoché sconosciuta “prima vita”, a cominciare dall’assidua frequentazione della rete doppiogiochista praticata nel club ebreo-magiaro di Fiume, città in cui conoscerà la gemella rivoluzionaria Gabriella Seidenfeld (poi, con quasi certezza, sposata con rito ebraico ortodosso) e che, insieme alle sorelle Serena e Barbara, costituiranno un affiatato quartetto votato alla causa del “nascente sol dell’avvenire”. Stimato e sostenuto dirigente militante internazionale dai vari Trotsky e Kurella, da Gramsci e Bordiga, ma fortemente avversato non solo ideologicamente dal coetaneo Giuseppe Berti ed altri ancora come Ruggero Grieco, Secondino ci lascerà in eredità la sua passione per l’avvento di una società alternativa a quella capitalistica, nei suoi numerosi comizi tenuti in varie regioni italiane ed all’estero, nei dibattiti interni negli organismi partitici in cui era stato coinvolto e, soprattutto, nei numerosissimi articoli scritti su “Avanguardia” ed in altre testate da lui fondate e/o dirette, riportati ora in buona parte alla luce. Come si può riscontrare nei fantasmatici (tali fino all’uscita di questo avvincente ed iper-documentato  libro) articoli del pescinese sulla dilagante corruzione post-sismica  marsicana o sulla necessità dell’espropriazione delle terre del Fucino (“per ora vogliamo l’abolizione del subaffitto e la riduzione, per almeno un terzo, degli affitti. Compagni, siamo uniti e vinceremo”, pubblicati su l’ “Avanti!”. Ma, per Giulio Napoleone, cosa e chi è stato alla fin fine questa fulgida figura del “rivoluzionario di professione” da lui finemente riplasmata? La sua reiterata risposta: “Il primo antifascista!”. Europeo, ci permettiamo di aggiungere.

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Alcuni stralci tratti dai 4 articoli (non firmati) scritti dal diciottenne Secondino Tranquilli pubblicati sul giornale socialista “Avanti!” nella rubrica “Cronache Marsicane”

“I danari del terremoto” (17 luglio 1918)

 “Lo stato della Marsica è deplorevolissimo. Non bastò il terremoto, venne la guerra; non basta la guerra, sono venuti… i delegati speciali. È inutile parlare dell’inettitudine, della trascuratezza, dei favoritismi di questa gente, venuta da lontano e che non conosce i bisogni reali di questi paesi sventurati. L’ “Avanti!” si occuperà di loro individualmente e saprà mettere nella loro vera luce le loro azioni che spesso rasentano il Codice Penale. Intanto domandiamo: come sono stati spesi i denari raccolti nel terremoto? Dove sono andati a finire? Signori del governo, vogliamo un’inchiesta!”

“Dopo il terremoto, la camorra” (2 artt. datati 27 luglio 1918)

 “La maffia ha lasciato la piana di Palmi, ed è rimasta qui, senza fucile e senza rasoio, beffardamente. Poiché essa ama le macerie, dove gli occhi sono ancora velati di lagrime, dove lo stupore e la disperazione tengono ancora intontiti gli animi, ivi è più facile la truffa e più sicura. Per questo la maffia qui è legale, ma non meno infame di altrove. Soltanto chi come noi è nato tra questa follia e giorno per giorno vive nel suo grande dolore fatto d’odio e d’amore, di lagrime e bestemmie, solo colui che può realmente sentire tanta vergognosa e sfacciata delinquenza. E complici interessati ne sono i nostri avvocatucci senza laurea, i nostri maestrucoli analfabeti e quanti troppo hanno da temere per un risveglio proletario […]. Nei nostri paesi costoro hanno acquistato una specie di immunità per cui chi ardisce attaccarli si vede senz’altro arrestato. Noi li flagelleremo sulla stampa e faremo parlare cifre e date”.

Secondo testo pubblicato nello stesso articolo

 “Non abbiamo alcuna fiducia nella giustizia borghese quindi, non è nelle nostre intenzioni provocare un giudizio penale, o una qualsiasi inchiesta: noi denunciamo questi fatti alla pubblica opinione. In attesa di poterli denunciare sulle pubbliche piazze. È risaputo che ha portato più danni alla Marsica il Genio Civile che il terremoto. Molte volte, nelle demolizioni, per sgombrare porzioni di tetti, si sono buttati giù interi muri. Nei restauri due rabberciature malfatte venivano periziate, come niente fosse, per duemila lire. In sostanza noi domandiamo che cosa si sia fatto con i 100 milioni già spesi. Ancora non vengono, nemmeno in parte pagate le aree espropriate e all’uomo ci vorranno fior di quattrini. Ancora nemmeno è cominciata la costruzione dei più importanti edifici pubblici. Le baracche sono già ridotte in uno stato pietoso: dopo un’altra invernata, molte di esse saranno inabitabili. Non diremo del metodo che si è tenuto nella distribuzione delle baracche, perché un pover’uomo, per aver detto che le baracche vengono date in preferenza alle donnette allegre, si buscò quattordici mesi di reclusione e perché tutto ciò ad Avezzano annoia più dei mosconi. Noi non sappiamo dove vanno a finire tanti denari. […] Spesso si verificano gravi disgrazie alle persone, per volte crollate in fabbricati riparati eppure si è riuscito sempre a mettere a tacere tali delitti colposi. I milioni della Nazione spariscono. Spettabile Genio Civile, che cosa ne fate? Signori del Governo, che cosa se ne fa? Vogliamo saperlo!!”

“L’espropriazione del Fucino” (ultimo articolo)

“Gli interessi dei lavoratori dell’agro fucense si raggruppano in questo: espropriazione del Fucino. Il lago di Fucino venne prosciugato in quattordici anni, dal 1855 per opera del principe Torlonia, succeduto ad una società francese. Il terreno è di oltre 11.000 ettari, fertilissimo. Le rendite, che Casa Torlonia v’ha riscosso da circa 50 anni, hanno abbondantemente reintegrati i suoi capitali, quindi è giustizia chiedere che l’agro fucense torni, com’era il lago, proprietà collettiva. Vaste zone di questo terreno sono ora affittate a parecchi signorotti, che a loro volta le subaffittano in piccoli appezzamenti ai contadini, ad un prezzo però, che è spesso il doppio. Questo vergognoso stato di cose ha parecchie volte provocato sanguinosi disordini. Ora che i contadini marsicani si trovano di nuovo uniti, dopo lo scompiglio del terremoto, noi li richiamiamo alla lotta per gli stessi diritti […] per ora vogliamo l’abolizione del subaffitto e la riduzione, per almeno un terzo, degli affitti. Compagni, siamo uniti e vinceremo!”