Ignazio Silone: la gioia di scrivere l'”Avventura di un povero Cristiano”.

Il Messaggero Abruzzo (28 aprile 2018)

di Antonio Gasbarrini

Forse, poche altre parole, come “avventura” (“Caso inaspettato, avvenimento singolare e straordinario”, Treccani) hanno contraddistinto il vissuto, la scrittura e le manifestazioni celebrative indette a Pescina per onorare l’altissima figura politica e creativa di Ignazio Silone. Consolidate nelle XX edizioni del Premio Internazionale che porta il suo illustre nome, le cui coordinate sono state fissate con una legge regionale ad hoc del 1995, rivista ed emendata nel mese di marzo dello scorso anno. Mentre tra qualche rigo ci intratterremo sulla stessa, ci piace ricordare il nostro amato conterraneo con questa istantanea (un po’ rubata) scattata in un albergo di Rocca di Cambio nella seconda metà degli anni Sessanta, mentre s’era messo sulle tracce documentali ed iconografiche di Celestino (a L’Aquila nella Basilica di S. Maria di Collemaggio e nella tommasiana biblioteca provinciale; a Sulmona nella cattedrale di S. Panfilo e nell’eremo di S. Onofrio).

Una fotografia, questa, che forse non esprime al meglio il gioioso stato d’animo del “Silone scrittore”, così come ce lo ha descritto in “Ritratto familiare” (“Ignazio Silone”, Camera dei Deputati, Archivio Storico, Roma 2012) una delle sue più attendibili biografe, qual è Maria Moscardelli, in un certo qual modo cresciuta, si può dire, e, per strette ragioni di parentela, al suo fianco: “A Rocca di Cambio nel 1966 durante l’estate trascorsa nell’albergo Montecagno gli si leggeva in viso il grande entusiasmo ritrovato. Stava facendo ricerche attraverso numerose visite a santuari medievali: aveva iniziato a scrivere l’ultimo romanzo. Nel marzo del 1968 il libro fu accolto con grande successo dal pubblico, benché nel silenzio ostile della sinistra e le riserve di una parte della stampa cattolica. Fu anche un grande successo teatrale. Era un Silone felice e di sicuro in buona salute quello che accompagnai alla messa in scena di Celestino una sera al Teatro delle Arti, vicino a Via Veneto”.

Vale qui la pena di aggiungere che la rappresentazione del Teatro Stabile dell’Aquila, con la regia di Valerio Zurlini e le tre ieratiche scenografie di Burri, consacrò l’attualissima “Avventura d’un povero cristiano” a livello mondiale. Attualissima, si ripete, tant’è che recentemente è andata nuovamente in scena con il Teatro Lanciavicchio in collaborazione con il Teatro Stabile d’Abruzzo.

Tornando al Premio, fontamarese-pescinese nel suo svolgimento, quell’avventura da noi chiamata in causa, rischierà di tramutarsi in “disavventura” se anche quest’anno, com’è purtroppo avvenuto nell’indifferenza generale nel 2017, la XXI edizione dovesse saltare per “mancanza” del reperimento di risorse finanziarie. Stabilite con legge, si ripete. Abbassate peraltro dai 15.000 euro ai 13.500 attuali e che, data la loro esiguità a fronte di altri più che opinabili finanziamenti elargiti a piene mani a varie manifestazioni culturali sostenute dalla Regione Abruzzo, lasciano semplicemente interdetti.

La veicolazione dell’alto magistero siloniano con le edizioni del Premio sino a qui tenute, non può essere appesa all’esile filo di volatili euro, ma saldamente ancorata alla lucida coscienza collettiva (degli abruzzesi, su tutti), dell’inestimabile valore etico lasciato in eredità a noi ed alle più giovani generazioni, da un autentico Maître á penser: l’utopista Ignazio Silone, appunto: “Se l’utopia non si è spenta, né in religione, né in politica, è perché essa risponde a un bisogno radicato nell’uomo. Vi è nella coscienza dell’uomo un’inquietudine che nessuna riforma e nessun benessere materiale potranno mai placare”.