Ignazio Silone: un’inossidabile “Uscita di sicurezza”

Il Messaggero Abruzzo (25 ottobre 2017)

di Antonio Gasbarrini

“Sopra un insieme di teorie si può costituire una scuola o una propaganda; ma soltanto sopra un insieme di valori si può fondare una cultura, una civiltà, un nuovo tipo di convivenza tra gli uomini “. È racchiusa forse in questa frase della siloniana “Uscita di sicurezza” l’aurea cifra etica di uno dei massimi scrittori e pensatori del Novecento europeo. Libro pubblicato nella sua prima edizione nel 1965, riproposto ora in parte venerdì scorso nel magazine “IL” del giornale Il Sole 24ore.

La scelta di farci sfogliare nuovamente le drammatiche pagine del calvario evocato dal rivoluzionario pescinese sul finire degli anni Venti con l’abbandono del partito comunista (“Non vi si pensa quanto sangue costa” è l’esergo dantesco) nel contesto di una loro rilettura nel centenario della Rivoluzione russa, è la conferma di una persistente validità: letteraria innanzitutto, ci permettiamo di sottolineare.

Non perché Silone sia stato l’unico dissidente a denunciare “in tempo reale” la svolta reazionaria dittatoriale staliniana del 1929 con la nefasta quanto erronea teorizzazione del “socialfascismo” apertamente contestata dal compagno Pasquini (alias Silone) e improvvidamente avallata da Togliatti. Piuttosto per esser riuscito con la sua limpida scrittura a far rivivere creativamente, sul resistente filo d’acciaio memoriale temprato con la lotta clandestina e la randagia vita esperita nei vari paesi europei, uno dei momenti più bui della controrivoluzione sovietica.

Controrivoluzione peraltro ben tratteggiata nei testi di altri eretici quali Gide, Koestler, Fischer, Spender, Wright, i quali, insieme a Silone, “firmeranno” nel 1949 la loro testimonianza nel libro a più mani in lingua inglese “The God that failed”, tradotto e uscito l’anno successivo con il titolo “Il Dio che è fallito”.

Tornando a “Uscita di sicurezza” è opportuno precisare che nel volume del ’65, accanto all’omonimo capitolo da cui prende il nome, si possono incontrare in un coinvolgente progress cronologico altre splendide tessere musive per lo più inquadrabili nella tecnica del racconto breve. Ripercorrenti, con una sorta di “scrittura orale” – per di più imbastita sottovoce, quasi sussurrata e giammai urlata – l’infanzia e l’adolescenza del fontamarese (“Visita al carcere”, “La chioma di Giuditta”, “Incontro con uno strano prete”, “Policus’ka”). A seguire altri squarci esistenziali più prettamente politici, ma sempre dipanati con un insuperabile e insuperato garbo colloquiale (“Situazione degli ex”, “La scelta dei compagni”, “La lezione di Budapest”). Riannodati, infine, con gli ultimi due capitoli (“La pena del ritorno” e “Ripensare il progresso”). Un ben dosato mix di squarci memoriali, mai scaduti in un narcisistico autobiografismo, quasi tutti già pubblicati precedentemente in modo autonomo, riassemblati per l’occasione con ulteriori interventi d’un autore ch’era capace di riscrivere continuamente le sue storie originarie senza alterarne mai il perfetto equilibrio tra forma e contenuto.

Il persistente fascino dei tanti capolavori siloniani entrati di diritto, come “Uscita di Sicurezza”, nel novero dei classici (da leggere e rileggere, perciò), si deve a quel suo innato “pudore della parola”, rilevato da più critici e studiosi. Non sarà allora stato un caso né la felice scelta editoriale de“IL”, né la sua continua ristampa, come si può riscontrare nell’agile volume presente nella mondadoriana collana degli Oscar, con la puntuale introduzione di un fine letterato qual è Bruno Falcetto e la postfazione di un affidabile storico rispondente al nome di Mimmo Franzinelli.

Ignazio Silone: un’inossidabile “Uscita di sicurezza”

PS: La nota editoriale – Su questo numero pubblichiamo un testo straordinario: Uscita di Sicurezza di Ignazio Silone. È il lunghissimo saggio con cui lo scrittore abruzzese racconta la sua drammatica uscita dal Partito Comunista negli anni Trenta. Pubblicato per la prima volta nel 1949 in The God that Failed, e in Italia l’anno successivo in Il Dio che è fallito, assieme alle testimonianze di altri intellettuali di sinistra disillusi dal comunismo, da André Gide a Arthur Koestler, Uscita di Sicurezza e Il Dio che è fallito sono tra i documenti più importanti della battaglia di idee combattuta durante la Guerra Fredda tra mondo libero e totalitarismo. Nonostante il rilievo culturale e internazionale del testo, Uscita di Sicurezza in Italia non ha mai ricevuto l’attenzione che meritava. Il minimo che si potesse fare, nell’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, è ripubblicarlo integralmente.