Silone e la Cia una polemica ormai stantia

Il Messaggero Abruzzo (8 dicembre 1991)

di Antonio Gasbarrini

Destino ingrato quello di Ignazio Silone! Più la stona, con la ragione dei fatti, ingigantisce la sua statura morale, più la cronaca tenta di demolirla con la chiacchiera ed il pettegolezzo. Il peccato originario dell’”Uscita di sicurezza” insegue lo scrittore abruzzese come una maledizione. E’ di questi giorni l’ultimo sospetto di una “doppiezza” praticata quasi per vocazione, prima all’interno del Pei, poi dei vari partiti socialisti, quindi, come organizzatore politico e culturale negli anni ’50-’60.

Ricordiamo sommariamente gli antefatti dello scoop di Panorama sui finanziamenti della Cia alla rivista “Tempo presente” fondata da Silone e Chiaromonte nel ’55 e diretta dallo scrittore abruzzese fino al ’68, anno di cessazione della pubblicazione per mancanza di fondi.
Nel ’50 si costituisce a Berlino Ovest ad opera di centinaia di scrittori provenienti da tutto il mondo il Movimento internazionale per la libertà della cultura. Per l’Italia vi prendono parte Silone, Piovene ed altri ancora. Nello stesso anno lo scrittore abruzzese fonda la sezione italiana insieme ad intellettuali della caratura di Piero Calamandrei, Guido Calogero, Lionello Venturi, Ernesto Rossi ed Egidio Reale.
Nel ’66-’68 la stampa americana ed europea fa una serie di rivelazioni sui finanziamenti Cia a “Tempo presente” ed alle altre riviste dell’Associazione edite in Europa ( “Preuves” a Parigi.
“Der Monat” a Berlino, “Encounter” a Londra, etc. ) . La smentita e lo sdegno dei direttori responsabili sulla conoscenza delle fonti di provenienza del “denaro sporco” è generale, secca ed immediata. Il dubbio amletico rilanciato in questi giorni in un’intervista rilasciata da due ex collaboratrici di Silone, Ebe Ramini ed Antonietta Leggeri è il seguente: in che momento Silone venne a sapere dei finanziamenti Cia? Sulla base di alcuni loro ricordi, almeno dal ’59 se non prima. Non spetta a noi difendere Silone da simili insinuazioni, cosa che hanno già egregiamente fatto su “La Repubblica” di giovedì 5 dicembre Enzo Forcella e Alberto Arbasino. Ci limitiamo a ricordare che la “querelle” è vecchia come il cucù. Rimandiamo sull’argomento alle considerazioni della studiosa più accreditata di Silone, Luce D’Eramo, riproponendo integralmente un passo riportato nel volume “A. Gasbarrini – A. Gentile, Silone tra l’Abruzzo e il mondo, 1979, pp. 171-173”: «Se si dà un’occhiata agli articoli che faceva pubblicare su Tempo Presente, rivista finanziata ufficialmente dalla Ford, si vede bene che attaccava l’aggressione Usa nel Vietnam, la segregazione dei Negri, l’apartheid, l’imperialismo Usa nell’America del Sud. A questo punto, a un certo momento, gli stessi giornali americani hanno fatto correre la voce che dietro la fondazione Ford si nascondesse la Cia, per discreditare Silone e la sua rivista. Ciò dimostra fino a che punto egli li disturbasse, ma non è tutto: fino al 1963 (richiamiamo l’attenzione della Flamini e della Leggeri su questa data, n. d. a.) gli americani hanno rifiutato di dargli il visto per gli Usa; mentre in quel periodo in Italia ci si serviva del suo nome per denunciare il comunismo. Meglio! I trust cinematografici americani hanno messo il blocco sulla riproduzione cinematografica del suo romanzo Fontamara fino alla vigilia della sua morte (avvenuta nel ’78, n. d. a.)». La parola fine a questa ed altre illazioni potrà venire dalla libera consultazione del Fondo Silone, attualmente depositato presso l’Istituto socialista di. Studi storici di Firenze e messo sotto sequestro dall’autorità giudiziaria. Chi voglia rintracciare i legami tra Silone e gli Usa, può nel frattempo rileggersi le ultime volontà dello scrittore sui naturali destinatari dell’archivio che, oltre alla moglie Darina sono: «Il Comune di Pescina e un’eventuale biblioteca americana, secondo le garanzie che offriranno per una conservazione bene ordinata, a disposizione degli studiosi».